01 Dicembre 2019

7 Dicembre 2019

Preghiera per la famiglia

7 Dicembre 2019

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Avvento

Con Tempo d’Avvento (definito “tempo forte”) è segnato l’inizio di un nuovo Anno Liturgico. È il tempo che precede il Natale, tempo di Attesa e di Preparazione ed è costituito da quattro domeniche e settimane precedenti il 25 dicembre.

Le letture del vangelo hanno nelle singole domeniche una loro caratteristica propria: si riferiscono alla venuta del Signore alla fine dei tempi (I domenica), a Giovanni Battista (II e III domenica); agli antefatti immediati della nascita del Signore (IV domenica). Le letture dell’Antico Testamento sono profezie sul Messia e sul tempo messianico, tratte soprattutto dal libro di Isaia. Le letture dell’apostolo contengono esortazioni e annunzi, in armonia con le caratteristiche di questo tempo.

Il tempo d’Avvento, è colorato da due tonalità. La prima parte orienta agli ultimi tempi, la seconda parte, a partire dal 17 dicembre e con la IV domenica prepara immediatamente la solennità del Natale. Così si esprime il prefazio dell’Avvento I: Al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana egli portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza. Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa. Le tre venute di Cristo sono i perni sui quali si costruisce la teologia dell’Avvento, tre venute che si relazionano e si spiegano a vicenda. La prima venuta di Cristo nell’umiltà della nostra carne ci ricorda la sua ultima venuta alla fine dei tempi… La prima e l’ultima venuta del Signore diven­tano manifestazioni attuali nella celebrazione liturgica che attualizza il mistero della parusia come quello dell’incarnazione. In questo modo l’avvento si collega con il mistero della manifestazione del Signore (Natale-Epifania) in una tematica teologica comune: la venuta del Signore per la nostra redenzione. Il libro del profeta Isaia e la predicazione del Battista sostengono i passi della chiesa in questo tempo di vigilanza. La Chiesa, come Israele in esilio a Babilonia, è in attesa di una nuova e definitiva liberazione. Ci vuole un nuovo esodo, deve aprirsi una nuova strada, affinché i deportati ritornino a ricostruire Gerusalemme e il tempio. Il Battista, ultimo dei profeti, ricorda come, se pur non emergente, l’invito alla conversione fa parte delle caratteristiche del tempo d’Avvento. Ogni tempo è tempo di prepararsi alla manifestazione dell’inviato di Dio. Per cogliere i segni del nuovo, occorre rinnovarsi interiormente. Soprattutto la Madre diventa modello di attesa, insieme al giusto Giuseppe. Il tempo d’Avvento è anche il tempo mariano per eccellenza dell’anno liturgico. Maria, prima tra gli umili e i poveri del Signore è modello della Chiesa. Anch’essa è madre e vergine che, attendendo il compimento delle promesse del suo Signore, ha fede nella sua parola. Vegliare nella notte, sperare nel compimento, gioire per la salvezza. Gli atteggiamenti spirituali che l’Avvento suscita e richiede sembrano ben espressi da questi tre verbi: vegliare, sperare, gioire. Vegliare perché il buio c’è ancora e occorre essere sentinelle vigili del vangelo. Colui che veglia porta in sé da una parte la certezza che “il Signore è vicino”, dall’altra l’incertezza di non poterlo “vedere” mai in piena luce. Il Signore si manifesta sempre in nodi e forme inaspettati, in luoghi e persone che nessuno considera, in tempi e momenti che nessuna sa … La nostra attesa – come dice S. Agostino – non serve ad aspettare la sua venuta, ma ad orientare il nostro sguardo nella giusta direzione della sua presenza. Colui che attende con pazienza vedrà che la presenza del Signore pian piano si fa più viva, la fede nell’attesa si rafforza, gli avvenimenti di ogni giorno acquistano un significato davanti al Signore, lui stesso – il Signore – ci sembra meno lontano, diviene più familiare… Colui che attende non resta deluso, vede gli indizi e continua a cercare con perseveranza.

La gioia dell’attesa – è vero – non è la gioia dell’incontro realizzato. Quest’ultima è piena e definitiva, è sicura e stabile, non verrà mai meno: è la gioia degli ultimi tempi. Ma non meno vera è la gioia che si prova nel cercare, nell’incamminarsi verso la meta, nel vedere anche solo parzialmente. In questa vita non ci è concessa una gioia “pura”; essa è sempre mescolata con la fatica; non ci è data una gioia definitiva, ma sempre per momenti e per gradi: Padre santo, che mantieni nei secoli le tue promesse, rialza il capo dell’umanità oppressa da tanti mali e apri i nostri cuori alla speranza, perché sappiamo attendere senza turbamento il ritorno glorioso del Cristo, giudice e salvatore (Colletta della I domenica, anno C).