La visita pastorale del vescovo Giuseppe

in Unità Pastorale dal 7 al 25 febbraio;

 

nella nostra parrocchia

da mercoledì 20 a domenica 25 febbraio

con la Celebrazione Eucaristica alle 11.00

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Prima domenica di Quaresima

Crescere nell'amore, attraverso le tentazioni che fortificano

Dal Vangelo secondo Marco (1,12-15)

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, procla­mando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Commento di don Stefano Vuaran

Ogni anno il Vangelo della prima domenica di Quaresima offre alla nostra meditazione Gesù nel deserto.

Il Figlio di Dio fatto uomo si ritira in solitudine prima di avviare il suo ministero pubblico di predicazione del Vangelo, dopo aver ricevuto il solenne invio mentre veniva battezzato nel Giordano da Giovanni. Nella solitudine, però, Gesù non è realmente solo: si fanno ben presenti le tentazioni, che sono come una porta stretta che egli deve necessariamente attraversare tra l’invio e l’inizio della sua missione.

Al contrario di Matteo e Luca, il brano di Marco è molto sobrio, contenuto in soli due versetti: per Marco non è tanto importante in cosa Gesù di preciso è stato tentato, ma gli è sufficiente descrivere che per quaranta giorni Satana gli stava alle calcagna.Tuttavia aggiunge due particolari che gli altri non menzionano o non mettono in risalto: “stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”. Cioè, nel linguaggio biblico: Gesù ha vinto, e così ha realizzato le promesse messianiche di Isaia di una pace cosmica che avrebbe coinvolto anche gli animali feroci (Is 11,6-8); gli angeli mandati da Dio sono, invece, il segno della protezione divina nel momento della prova. E tutto questo avviene nel deserto, dove il profeta Osea aveva previsto che Israele dovesse tornare per riprendere il suo cammino di fede assieme al Signore: “Perciò, ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Os 2,16).

Così la tentazione per Gesù non è solo la via difficile per essere messo alla prova prima dell’inizio del suo ministero: è il luogo in cui egli sperimenta la comunione, con il Padre e con il creato. Il deserto, esperienza di solitudine, porta alla fine a relazioni più piene. Nel deserto Gesù è costretto alla ricerca dell’essenziale, a riconoscere ciò che davvero conta nella sua vita, cioè la sua relazione unica con il Padre. Per questo, pur essendo una tappa faticosa, è voluta dallo Spirito Santo: appena disceso sul Figlio nel battesimo, lo spinge nel deserto, perché il Figlio impari da subito che solo nelle mani del Padre c’è la sua fiducia, solo il Padre è ciò che conta davvero. Non a caso proprio Osea aveva capito l’importanza del deserto, lui che fu uno dei primi, se non il primo, a paragonare l’amore tra Dio e Israele all’amore tra gli sposi: “Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d'Egitto. Eavverrà, in quel giorno - oracolo del Signore - mi chiamerai: Marito mio, e non mi chiamerai più: Baal, mio padrone” (Os 2,17-18). La relazione è spesso messa alla prova, ma la prova purifica, scarnifica per lasciare l’essenziale, ciò che conta davvero, ciò che occupa il mio cuore, che è al centro delle mie attenzioni e dei miei pensieri: quando le cose secondarie spariscono, resta in piedi solo ciò che sostiene tutto. Gesù ha capito che il centro è il Padre: ora è pronto per annunciare il suo regno: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”.


MESSAGGIO DEL
SANTO PADRE FRANCESCO 
PER LA QUARESIMA

Con il Mercoledì delle Ceneri, che ricordano la nostra condizione di creature ed esortano alla penitenza, è iniziata la Quaresima: è il «tempo forte» che prepara alla Pasqua, culmine dell’Anno liturgico e della vita di ogni cristiano. E’ un tempo di cambiamento interiore e di pentimento in cui «il cristiano è chiamato a tornare a Dio “con tutto il cuore” per non accontentarsi di una vita mediocre» (papa Francesco).

Il Papa nel suo messaggio per la Quaresima «Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti» (Mt 24,12), ci invita a diffidare dei falsi profeti per non farsi suggestionare dalle lusinghe del piacere di pochi istanti, che viene scambiato per felicità, e a non credere a soluzioni semplici e immediate. Ma è soprattutto “un cuore freddo” a preoccupare Francesco: «Dante Alighieri, nella sua descrizione dell’inferno, immagina il diavolo seduto su un trono di ghiaccio; egli abita nel gelo dell’amore soffocato. Chiediamoci allora: come si raffredda in noi la carità? Quali sono i segnali che ci indicano che in noi l’amore rischia di spegnersi?». Il denaro, la violenza, la deturpazione del creato.

Ma «L’amore si raffredda anche nelle nostre comunità: nel­l’Esor­tazione apostolica Evangelii gaudium ho cercato di descrivere i segni più evidenti di questa mancanza di amore. Essi sono: l’accidia egoista, il pessimismo sterile, la tentazione di isolarsi e di impegnarsi in continue guerre fratricide, la mentalità mondana che induce ad occuparsi solo di ciò che è apparente, riducendo in tal modo l’ardore missionario. Cosa fare? Se vediamo nel nostro intimo e attorno a noi i segnali appena descritti, ecco che la Chiesa, nostra madre e maestra… ci offre in questo tempo di Quaresima il dolce rimedio della preghiera, dell’elemosina e del digiuno. Dedicando più tempo alla preghiera, permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete… per cercare finalmente la consolazione in Dio. Egli è nostro Padre e vuole per noi la vita. L’esercizio dell’elemosina ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello: ciò che ho non è mai solo mio… Il digiuno… ci sveglia, ci fa più attenti a Dio e al prossimo, ridesta la volontà di obbedire a Dio che, solo, sazia la nostra fame.

Nella notte di Pasqua “La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito”.

Inizia la Quaresima

CRESCERE nell'amore

Il tema diocesano di questa quaresima sarà Crescere nell’amore di Gesù «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15,12), sulla scia del tema annuale La famiglia: buona notizia di Dio e gioia per il mondo.

Amore che è dare, non trattenere per sé: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio» (Gv 3,16). Amore con le caratteristiche dell'inno di Paolo nella lettera ai Corinzi (1Cor 13,1-13), da vivere in modo diverso fra sposi, in famiglia, fra amici, nelle relazioni di lavoro... e nelle comunità cristiane e civili. Dicono alcuni proverbi: “L’amore è come la luna, se non cresce, cala”; “L'amore non si conserva. Cresce o muore”; “L'amore non cammina da solo, ma sempre insieme”.

Dice Papa Francesco: «L’amore che non cresce inizia a correre rischi, e possiamo crescere soltanto corrispondendo alla grazia divina mediante più atti di amore, con atti di affetto più frequenti, più intensi, più generosi, più teneri, più allegri». Il marito e la moglie «sperimentano il senso della propria unità e sempre più pienamente la conseguono. [...] Non fanno bene alcune fantasie su un amore idilliaco e perfetto, privato in tal modo di ogni stimolo a crescere» (Amoris Laetitia 134-135).

Su questo che ci soffermeremo via via di domenica in domenica:

  1. Crescere nell'amore, attraverso le tentazioni che fortificano.
  2. Crescere nell'amore, attraverso la luce del cambiamento che verrà.
  3. Crescere nell'amore, nella passione per il tempio della famiglia che richiede tempo.
  4. Crescere nell'amore, con lo sguar­do verso la croce che abbraccia la famiglia che prega.
  5. Crescere nell'amore, facendoci chic­­co caduto in ca­sa per portare frut­ti di vita.

Don Elvio Morsanuto, vicario episcopale per l’evangelizzazione



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Visita Pastorale 2017-2020

Carissimi presbiteri, diaconi, persone consacrate e fedeli tutti della Chiesa di Concordia-Pordenone, vi giunga il mio saluto più fraterno e cordiale nel Signore Gesù, sorgente della comunione e della nostra fede, speranza e carità. Apriamoci all’azione dello Spirito Santo e lasciamoci guidare dalla Parola di Dio, che ci fa crescere e ci fa portare buoni frutti nella vita, come la pioggia e la neve fanno bene alla terra e la rendono feconda (cfr. Isaia 55,10-11). Per dare unitarietà al cammino di preparazione e di attuazione della visita pastorale, ho scelto come icona biblica l’incontro di Gesù con Zaccheo, e in particolare l’invito che gli rivolge: “Oggi devo fermarmi a casa tua” (Luca 19,5). Gesù desidera incontrare Zaccheo e incontrarlo nella sua casa, con i suoi familiari. Dopo aver dato la luce al cieco che sedeva lungo la strada (cfr. Luca 18,35-43), entra in città. Non ha paura di incontrare le persone e di misurarsi con loro e con i loro problemi quotidiani. E’ l’atteggiamento di fondo che mi accompagnerà per tutta la visita. Viviamo anche noi oggi in un contesto non facile. Come Chiesa siamo invitati ad uscire e ad attraversare le nostre città, dove vivono e lavorano gli uomini e le donne, desiderosi di testimoniare la nostra fede e di impegnarci concretamente per il bene comune, nella costruzione di una nuova civiltà, la civiltà dell’amore. Mediante la visita pastorale desidero portare alle nostre parrocchie e alle comunità cristiane, piccole o grandi che siano, generose e impegnate e talvolta anche stanche e affaticate, la gioia del Vangelo e la speranza che è ancora possibile, anche ai nostri giorni, vivere e testimoniare il Vangelo, perché “siano ancora più vicine alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di partecipazione, e si orientino completamente verso la missione” (Evangelii Gaudium, 28). Desidero fermarmi nelle vostre case, per accogliere e celebrare insieme il grade dono dell’amore di Dio. Il Vescovo Mons. Giuseppe Pellegrini

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