Dal 03 Dicembre 2018
2 dicembre 2018
02 Dicembre 2018
2 dicembre 2018

Commento al Vangelo del 02/12/2018

I di Avvento: Ti vengo incontro… senza paura

«Angoscia di popoli in ansia» (v. 25)… Il primo giorno di Avvento è, di fatto, semplicemente un altro giorno. Non ci sono segni nei cieli. Anzi, anche stamattina abbiamo sfogliato l’apocalisse dei titoli dei giornali. Quello che vediamo intorno a noi non ci incoraggia, quello che sentiamo ai telegiornali non ci aiuta. Gli anziani rimpiangono il passato. I giovani temono il futuro. Quelli a metà via non sanno se prendersi la colpa o scaricarla. I poveri tremano. Noi ricchi ancora di più, incapaci di trasformare in gioia i nostri beni.

Insieme a Gesù, anche qualcuno di noi lo dice apertamente: il mondo si è rovesciato sotto sopra (v. 26). «Risollevatevi e alzate il capo» (v. 28)… Ma è proprio qui che ci raggiunge la voce di Gesù. Non è il momento della disperazione, ma il momento in cui si vede la potenza di Gesù e del suo Vangelo. Non è solo il ricordo di Betlemme, Gesù che viene duemila anni fa. Egli viene ora, è l’avvento. Che facciamo? Ci rassegniamo o ci crediamo? È illusorio continuare a sperare?

«I vostri cuori non si appesantiscano» (v. 34)… Gesù non ci ha scambiato per angeli. Conosce perfettamente la tentazione che ci assale quando l’attesa è lunga: “dissipazioni”, proviamo a toglierci dal problema, con giustificazioni, scaricando le colpe sul passato e sui politici… “ubriachezze”: se non si può avere la pace allora tanto vale accontentarsi di ciò che ci annebbia i pensieri, di temporanee (e costose) soddisfazioni… “affanni”: ci prende la disperazione, la constatazione che, risolto un problema, ne arrivano altri e non è mai finita. La carne è debole, e Gesù lo sa (Mc 14,38).

«Vegliate pregando» (v. 36)… Noi siamo credenti. Ma se il mondo folle ci spaventa è perché stiamo sospettando che Dio abbia rinunciato. Temiamo che Dio non se ne occupi e ci sembra di doverci arrangiare, di dover essere “concreti” e ricorrere anche noi all’inganno e alla violenza, schierarci con il più forte, passare sopra le teste. Per sopravvivere. Chi “vince” al giorno d’oggi?

Invece, la liberazione è vicina. È vicino il “signore-nostra-giustizia” (Ger 33,16, prima lettura). Ma siamo invitati a muoverci sulla sua Parola, con uno sguardo ancora più “concreto” di coloro che scelgono l’ingiustizia: vince solo chi “cresce e sovrabbonda nell’amore” (1Ts 3,12, seconda lettura).

«Abbiate la forza di… comparire davanti al Figlio dell’uomo»… È il momento delle scelte concrete coraggiose. È proprio adesso che vediamo davvero che la povertà degli altri distrugge anche noi, e che le ricchezze servono solo se creano pace. C’è da tenere saldo il cuore (1Ts 3,13, seconda lettura), il mio cuore libero e sincero, quello che desidera la pace non solo per me, il bene non solo per i miei. C’è da farlo ardere forte. Altrimenti moriremo di paura.  

don Federico Zanetti