Messaggio di don Marino del 05/04
5 Aprile 2020
5 Aprile 2020
5 Aprile 2020

5 Aprile 2020

LITURGIA DELLA V DOMENICA di Quaresima

MI METTO IN CAMMINO CON TE, GESÙ…

…DONO OFFERTO PER NOI – Le Palme

 

Letture del giorno

Is 50,4-7; Sal 21 (22) – Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?; Fil 2,6-11; Mt 26,14-27,66 (Passio)

Commento alla Liturgia della Parola

Gesù ha ricevuto da Dio la missione di sostenere il nostro cammino ed è appassionato dalla sua missione: sostenere lo sfiduciato, il sofferente, l’annuncio della salvezza. È così appassionato che nessuno può fermarlo, neanche se lo svergognano e lo uccidono: ha assunto il ruolo di servo per poterci stare così vicino. Tutto quello che patisce non lo fermerà perché non è venuto qui a cercare la sua gloria (1a lettura) ma la volontà del Padre. E la volontà del Padre gli piace immensamente, perché riconosce come sua gloria donare la vita agli uomini. Perfino con la morte richiesta al Figlio (2a lettura). Così nel Vangelo, mentre contempliamo le sofferenze patite da Gesù, vediamo anche quanta forza ha questo desiderio di stare in mezzo a noi e di salvare noi.

Don Federico Zanetti

Vangelo delle Palme

Dal Vangelo secondo Matteo       

(Mt 21,1-11)

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma». I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».

 

Commento al Vangelo

L’evangelista Matteo, che leggiamo in questo anno A, ricorda con maggiori particolari il momento della passione e morte di Gesù. È una narrazione ampia e dettagliata dove si mettono in rilievo le caratteristiche di Gesù riconosciuto Figlio di Dio dall’alto dalla croce e si mettono in luce anche le debolezze dei suoi discepoli, anche se con esiti diversi. Pietro, infatti, pur rinnegando il maestro poi se ne pente e resta a lui legato; Giuda, invece, riceve una delle frasi più pesanti da parte di colui che è venuto a salvare tutti: “meglio per quell’uomo se non fosse mai nato” (Mt 26,24). L’esito della sua scelta, priva di ogni spazio al pentimento e al ricordo del suo maestro, lo porterà a togliersi la vita, al pensiero di aver barattato la fonte della gioia con qualche denaro (Mt 27,5). A parte le donne a lui fedeli, anche sotto la croce, solo nel momento della morte di Gesù affiora un inedito credente, che riapre lo spazio di speranza per tutta la schiera di discepoli del Signore: sarà infatti compito di un centurione (Mt 27,54) riconoscere in quel crocifisso il Figlio di Dio. Con tale riconoscimento tutti possiamo dire che Gesù è colui cioè che ha saputo vivere ed esprimere, anche nel momento della morte, un legame del tutto speciale con il mistero di Dio, tanto da invocarlo vicino con la preghiera di un salmo di lamento. Lo snodarsi del testo della passione segue i momenti principali che troviamo anche in Marco e Luca: l’ultima cena con la predizione dei due tradimenti, la preghiera di Gesù piena di tristezza per l’ora che sta arrivando, l’arresto di Gesù e il suo processo davanti al sommo sacerdote che presiede il Sinedrio, poi la dichiarazione di innocenza da parte di Pilato, massima espressione del potere civile nella Palestina del tempo, poi la condanna e la morte con la conseguente sepoltura. La morte di Gesù è descritta con elementi quasi apocalittici, ad indicare che in quella morte si era giunti ad un punto della storia dal quale non si poteva tornare indietro: il velo del tempio, che rappresenta la inviolabilità del mistero di Dio, si è squarciato, aprendo così una nuova via di accesso alla vita divina stessa; la terra trema come se venisse di nuovo partorita come nuova creatura da quello Spirito creatore che l’aveva formata all’inizio dei tempi; le rocce si spezzano, ad indicare che ciò che è considerato più resistente si dissolve davanti alla morte di Gesù, Figlio di Dio. Non da ultimo Matteo ricorda che i sepolcri si aprono e risuscitano i corpi dei santi i quali entrano a Gerusalemme apparendo a molti (cf. Mt 28,51). Una descrizione così dettagliata delle conseguenze cosmiche e antropologiche della morte di Gesù anticipa la forza della sua risurrezione che dà vita a tutte le cose. Egli muore per dare la vita al mondo, ai tutti i popoli e ad ogni creatura. Infatti egli risorto poi manderà i suoi ad annunciare il vangelo a tutte le genti (Mt 28,19).

Don Maurizio Girolami