21 Marzo 2020
21 Marzo 2020
29 Marzo 2020
29 Marzo 2020

29 Marzo 2020

Letture del giorno

I lettura:          Ez 37,12-14; 

Salmo:             129 (130) –

Il Signore è bontà e misericordia;

II lettura:         Rm 8,8-11;

Vangelo:          Gv 11,1-45

 

Commento alla Liturgia della Parola

La vita non ci basta mai. Ogni diminuzione di salute o di vitalità ci spaventa e vorremmo sistemare tutto con pastiglie e miracoli. Dio non ci garantisce solo la vita biologica, ma la vita piena: quella che cerchiamo ovunque ma che possiamo ridurre a piaceri carnali. Perché la vita vera non si regola sulle questioni del cibo, del corpo, dei piaceri. Il suo fondamento è ben oltre (2a lettura). Quando ci poniamo queste domande, Dio si entusiasma, perché lui ha ciò di cui abbiamo bisogno e non vede l’ora di darcelo, di mostrarci come ottenere tutta questa vita (1a lettura). Anzi. Anche quando la morte sembra aver preso il sopravvento e ci getta nelle lacrime, Gesù, Signore della vita, è capace di riempirci di nuovo di vitale slancio.

Però bisogna credergli e fidarsi di lui (Vangelo) perché la vita piena supera questa vita e va oltre: Gesù è Signore della vita eterna e ci mostra la strada

Don Federico Zanetti

Dal Vangelo di Giovanni (8,1-11)

In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 

Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».

Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

 

Commento al Vangelo

Il cammino della Quaresima, arrivato alle soglie della Settimana Santa, ha come tappa fondamentale l’episodio della risurrezione di Lazzaro, l’amico per il quale Gesù piange. Si tratta di un segno straordinario che vuole preparare i discepoli al grande evento della risurrezione che celebreremo a Pasqua. La risurrezione di Gesù, tuttavia, è diversa da quella di Lazzaro, il quale viene riportato alla vita terrena per essere restituito ai suoi cari, ma in attesa della morte. Gesù Risorto, invece, avendo vinto la morte una volta per sempre nel suo corpo, non conosce più il dolore amaro della morte. Che, però, Gesù, prima di morire e risorgere, si manifesti potente e capace di dare vita ai morti è quanto mai importante: Gesù è Dio che dà la vita, ha la stessa forza del creatore; di più, anche nella condizione della morte, dove ogni vita sembra sottratta e assente, lì è capace di riportare vita. Per l’evangelista questo è l’elemento decisivo che caratterizza il racconto della risurrezione di Lazzaro: l’ultimo grande miracolo di Gesù mostra chiaramente la verità di quanto aveva detto: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). La sua missione allora non sono solo parole, ma è vita che nasce, è vita restituita, è vita donata che ci permette di vedere Dio e le sue opere.

Nella narrazione evangelica poi c’è anche un aspetto tragico e ironico nello stesso tempo: Gesù dà la vita a Lazzaro, ma a causa di questo gesto egli sarà condannato a morte. I Giudei non sopportano Gesù, perché egli non solo porta il perdono di Dio in terra, ma ha anche la forza di dare la vita, come fa Dio. Restando prigionieri della loro invidia e ignoranza, preferiscono mandare a morte colui che dà la vita. La risurrezione di Gesù, dopo il venerdì santo, ricorda che nessuno può togliere la vita a Dio, perché Dio non può essere distrutto dalla morte. Egli è la sorgente della vita stessa. Gli evangelisti, infatti, ricordano con grande stupore che Gesù non ha vissuto la morte come un essere privato di un suo bene o di un suo diritto, ma che egli si è offerto come nostro modello, facendoci capire che chi serve per amore, come egli ha fatto nell’ultima cena, non deve temere nemmeno la morte, perché nulla può togliere la vita a chi la dona per amore ai fratelli.

La morte per ciascun uomo sulla faccia della terra è un’esperienza tragica e irrevocabile e ne è prova il fatto che Gesù stesso ha pianto per l’amico Lazzaro. Cristo però, in mezzo a noi, non si ferma a piangere con noi, ma prega e ci rende partecipi della sua vita con il Padre, che è vita che dura sempre.

Il tempo della Quaresima è tempo di conversione, che significa non mandare a morte chi dà la vita, non condannare chi può dare speranza. Conversione significa soprattutto aprirsi all’inedito di Dio che, in mezzo a noi, mette a nostra disposizione quella vita che non teme alcuna morte. Così è stato per Gesù e così sarà per quanti gli appartengono.

Don Maurizio Girolam