dal 12 al 20 Dicembre 2020
16 Dicembre 2020dal 13 Dicembre 2020
16 Dicembre 202013 Dicembre 2020
Dal vangelo secondo Giovanni
1,6-8.19-28
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
COMMENTO di don Maurizio Girolami
Per accogliere Gesù bambino è ancora una volta necessario mettere a fuoco la figura di Giovanni Battista. Il brano del vangelo è costituito da alcuni versetti presi dal solenne prologo iniziale del quarto vangelo (Gv 1,6-8) e poi dall’inizio della narrazione vera a propria (cf. Gv 1,19-28). Dall’inno iniziale, poetico e teologicamente elevato, la caratteristica sintetica con la quale viene presentato il precursore è quella di testimone. Si è sempre testimoni di qualcosa o di qualcuno. Questo significa che la sua grandezza non deriva da lui stesso, dalle sue capacità o competenze, ma dall’essere tutto rivolto a Cristo. L’evangelista, in modo assolutamente inaspettato, colloca tale testimonianza, proprio perché inserito nel prologo solenne del vangelo, nel piano eterno di Dio, facendoci capire che la sua testimonianza parte della volontà divina fin dalle origini. Quindi il Battista non è un accidente solo storico né tantomeno un caso, ma appartiene alla volontà di Dio scritta nei cieli da sempre. Solo Cristo, di fatto, è il figlio unigenito amato e benedetto. Tutte le creature, che in lui sono state plasmate, trovano vita in lui e grazie a lui. La seconda parte del brano può essere letta in due momenti distinti: nella prima parte Giovanni Battista viene interrogato su chi è; nella seconda, invece, su cosa fa. Non dice chi egli è: semplicemente rifiuta ruoli conosciuti, che, pur importanti, non riescono ad assolvere il suo compito. Egli non è un profeta, non è Elia, il profeta degli ultimi tempi, egli non è nemmeno il Messia come era atteso dalla gente. Giovanni Battista, negando di identificarsi con questi ruoli, vuole aiutare i suoi seguaci ad aprirsi alla novità di Dio che è sempre inedita e sorprendente. Il Creatore non è ripetitivo, né seriale. Egli è pieno di fantasia e creatività, perché egli stesso è l’amore che dà vita a tutte le cose. Chi ama infatti riesce sempre a trovare qualche modo nuovo, o intensità nuova, per esprimere l’amore. Poiché il Battista sta preparando gli uomini ad accogliere l’assoluta sorpresa e novità di Dio, che è suo figlio per noi, anch’egli chiede di non fermarsi al già conosciuto, ma di aprirsi al nuovo che viene da Dio, gli ultimi versetti del vangelo riguardano l’attività di Giovanni: egli battezza con acqua, egli compie cioè un gesto che non è solo di purificazione, ma anche di immersione — primo significato della parola ‘battesimo’ — nella vita di Dio, che ora si fa presente in mezzo agli uomini. Il suo compito è di indicarlo presente, in mezzo all’umanità: non si deve andare a cercare Dio, perché egli è venuto a cercare gli uomini stando in mezzo a noi. Senza Giovanni, però, cioè senza qualcuno che renda sensibili occhi e orecchie alla presenza di Cristo, gli uomini rischiano di trascurare, disprezzare ed ignorare ciò che ai loro occhi sembra semplice. Come diceva Il Piccolo Principe, l’essenziale è invisibile agli occhi; invisibile specialmente di chi non vuole accogliere i modi umili e semplici di Dio.
