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30 Settembre 2015

“Un giovane senza coraggio è vecchio”

“Un giovane senza coraggio è vecchio”


1500 giovani di 56 nazioni in Aula Paolo VI con Papa Francesco. Il Papa risponde alle domande poste da sei giovani.

Francesco è partito da due parole: tensione e conflitto. “Sono parole – ha detto – che si vivono nella vita quotidiana, sia nella società, sia nella famiglia”. “Ma cosa sarebbe – pensiamo – una società, una famiglia, un gruppo di amici, senza tensioni e senza conflitti? Sapete cosa sarebbe? Un cimitero. Perché non ci sono le tensioni e non ci sono i conflitti soltanto nelle cose morte. Quando c’è vita, c’è tensione e c’è conflitto”. “Per questo – ha proseguito – è necessario sviluppare questo concetto e cercare, nella mia vita, quali sono le vere tensioni, come vengono queste tensioni, perché sono tensioni che dicono che io sono vivo; e come sono questi conflitti. E ognuno deve individuare le tensioni della sua vita. Le tensioni ti fanno crescere, sviluppano il coraggio.
E un giovane deve avere questa virtù del coraggio! Un giovane senza coraggio … è un giovane annacquato, è un giovane vecchio. Alcune volte mi viene di dire ai giovani: ‘Per favore, non andare in pensione!’, perché ci sono giovani che se ne vanno in pensione a 20 anni: hanno tutto sicuro, nella vita, tutto tranquillo e non hanno la tensione. Ma le tensioni sono nella famiglia, è chiaro. Come si risolve una tensione? Con il dialogo.
Quando in una famiglia c’è il dialogo, quando in una famiglia c’è questa capacità di dire spontaneamente cosa uno pensa, le tensioni si risolvono bene”. Di qui l’esortazione: “non avere paura delle tensioni. Ma anche, essere furbi, eh?, perché se tu ami la tensione per la tensione, questo ti farà male e tu sarai un giovane” che “ama sempre essere in tensione. No: questo no. La tensione viene per aiutarci a fare un passo verso l’armonia, ma l’armonia pure provoca un’altra tensione per essere più armonica. Per dirlo in modo chiaro: primo, non avere paura delle tensioni perché ci fanno crescere; secondo, risolvere le tensioni con il dialogo, perché il dialogo unisce, sia in famiglia sia nel gruppo di amici e si trova una strada per andare insieme, senza perdere la propria identità. Terzo, non attaccarsi troppo a una tensione perché questo ti farà male. Chiaro? Le tensioni fanno crescere, le tensioni si risolvono con il dialogo e essere attenti a non attaccarsi troppo a una tensione, perché questo alla fine distrugge. Ho detto che un giovane senza tensione è un giovane in pensione, un giovane ‘morto’; ma un giovane che soltanto sa vivere in tensione, è un giovane ammalato, eh? Questo lo si deve distinguere”.

Rispondendo alla domanda su quale sia stata la più grande sfida o difficoltà che lui abbia affrontato nella sua missione come religioso, ha detto: “Io direi, trovare sempre la pace nel Signore, quella pace che soltanto Gesù ti può dare. Nei lavori, nei compiti, la sfida è trovare quella pace che significa che il Signore ti accompagna, che il Signore è vicino. E anche c’è un’altra sfida: saper distinguere la pace di Gesù da un’altra pace che non è di Gesù: capito? E questo è una cosa che voi dovete imparare bene e chiedere al Signore la grazia di saper discernere la vera pace dalla falsa pace. Discernere. E’ una sfida, quella. E la vera pace viene sempre da Gesù. Anche, alcune volte viene incartata in una croce. Ma è Gesù che ti dà la pace in quella prova. Non sempre viene come una croce, ma sempre la vera pace è di Gesù. Invece, l’altra pace – quella superficiale – quella pace che ti fa contento, ti accontenta un po’ ma è superficiale, viene dal ‘nemico’, dal diavolo e ti fa contento: ‘Ma, io sono contento, io non mi preoccupo di questo, sono in pace’.

Preghiera per il servizio

Signore,

mettici al servizio dei nostri fratelli

che vivono e muoiono nella povertà

e nella fame di tutto il mondo.

Affidali a noi oggi;

dà loro il pane quotidiano

insieme al nostro amore pieno di comprensione, di pace, di gioia.

Signore,

fa di me uno strumento della tua pace,

affinché io possa portare l’amore dove c’è l’odio,

lo spirito del perdono dove c’è l’ingiustizia,

l’armonia dove c’è la discordia,

la verità dove c’è l’errore,

la fede dove c’è il dubbio,

la speranza dove c’è la disperazione,

la luce dove ci sono ombre,

e la gioia dove c’è la tristezza.

Signore,

fa che io cerchi di confortare e di non essere confortata,

di capire, e non di essere capita,

e di amare e non di essere amata,

perché dimenticando se stessi ci si ritrova,

perdonando si viene perdonati

e morendo ci si risveglia alla vita eterna.

(Madre Teresa di Calcutta)

Rendici umili servi di tutti!

Signore Gesù, come Giacomo e Giovanni anche noi spesso «vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiediamo». Non siamo infatti migliori dei due discepoli. Come loro abbiamo però ascoltato il tuo insegnamento e vorremmo ricevere da te la forza per attuarlo; quella forza che ha poi condotto i figli di Zebedeo a testimoniarti con la vita.

Gesù, aiutaci a comprendere l’amore che ti ha spinto a bere il calice della sofferenza al nostro posto, a immergerti nei flutti del dolore e della morte per strappare dalla morte eterna noi, peccatori. Aiutaci a contemplare nel tuo estremo abbassamento l’umiltà di Dio. Liberaci dalla stolta presunzione di asservire gli altri a noi stessi e infondici nel cuore la carità vera, che ci farà lieti di servire ogni fratello con il dono della nostra vita

Mite Servo sofferente, che con il tuo sacrificio di espiazione sei divenuto il vero sommo sacerdote misericordioso, tu ben conosci le infermità del nostro spirito e le pesanti catene dei nostri peccati: tu che per noi hai versato il tuo sangue, purificaci da ogni colpa. Tu che ora siedi alla destra del Padre, rendici umili servi di tutti!