SANTE MESSE SETTIMANALI ( dal 28 agosto al 4 settembre 2016)
27 Agosto 2016
SAGRA: RINGRAZIARE
27 Agosto 2016

LA CONVERSIONE DI SANT’AGOSTINO LA NOSTRA CONVERSIONE

  1. La nostra conversione: celebrazione di gioia

La conversione di Agostino è anzitutto il segno di un grande dono, prima ancora di essere un richiamo all’impegno al modo di amare Dio che con il suo amore misericordioso ci cambia dentro. Con i nostri calcoli no riusciamo a sfondare il muro della malattia del nostro spirito.

  1. Tutto è dono

Il primo impegno che dobbiamo rinnovare è quello di aprirci alle nuove possibilità di Dio.”Tutto posso in colui che mi dà forza”, perché è la sua forza la nostra nuova identità. Dio ci stupisce ogni giorno con la sua perenne giovinezza e ci rinnova con le sue risorse.

La nuova misura è il dono di Dio, lo Spirito-Amore, non dosato dai nostri meriti, ma dalla sua misericordia.

E’ rivivere con un nuovo respiro, non più affannoso e corto prodotto dal nostro giudizio, dalle nostre invidie e gelosie, ma il respiro di Dio, che pazienta e perdona, accoglie e non indaga, fa festa e vuole che tutti partecipino e nessuno rimanga triste per non aver compreso l’amore.

  1. Sacerdoti, religiosi e laici nel servizio della

    Chiesa

Ci aiuteremo attraverso una serie di domande:

– Cosa si può fare per vivere relazioni più genuine… ci si vuole bene e ci si aiuta con la passione , la fora e la fedeltà che nasce da Dio stesso?

– La liturgia, la preghiera, la fede, sono beni riservati a pochi o sono un fermento che deve lievitare la massa e tutto il cumulo di problemi che ci angoscia?

– E’ possibile , tutti insieme, ritrovare insieme intorno alla stessa Parola e alla stessa Mensa dell’Eucaristia la strada che ci porti a condividere le angosce dei poveri, degli ultimi?

– Agostino si rifaceva all’esperienza della prima comunità descritta negli  Atti degli Apostoli. Questo è soloutopia o è la vita che si può tentare di vivere?

4.E’ l’ora dei laici

Da Papa  Francesco: il senso del laicato

” La nostra prima e fondamentale consacrazione affonda le sue radici nel nostro battesimo. Nessuno è stato battezzato prete né vescovo. Ci hanno battezzati laici ed è il segno indelebile che nessuno potrà mai cancellare. Ci fa bene ricordare che la Chiesa non è una élite dei sacerdoti, dei consacrati, dei vescovi, ma che tutti formano il Santo Popolo fedele di Dio.                                                                                                                                    Il clericalismo dimentica che la visibilità e la sacramentalità della Chiesa appartengono a tutto il popolo di Dio (cfr. Lumen gentium, nn. 9-14), e non solo a pochi eletti e illuminati.                                                                                 Papa Paolo VI usa un’espressione che ritengo fondamentale, la fede del nostro popolo, i suoi orientamenti, ricerche, desideri, aneliti, quando si riescono ad ascoltare e a orientare, finiscono col manifestarci una genuina presenza dello Spirito. Confidiamo nel nostro Popolo, nella sua memoria e nel suo “olfatto”, confidiamo che lo Spirito Santo agisce in e con esso, e che questo Spirito non è solo “proprietà” della gerarchia ecclesiale.    possiamo domandarci: che cosa significa il fatto che i laici stiano lavorando nella vita pubblica? Significa cercare il modo per poter incoraggiare, accompagnare e stimolare tutti i tentativi e gli sforzi che oggi già si fanno per mantenere viva la speranza e la fede in un mondo pieno di contraddizioni, specialmente per i più poveri, specialmente con i più poveri.

Non è il pastore a dover dire al laico quello che deve fare e dire, lui lo sa tanto e meglio di noi. Non è il pastore a dover stabilire quello che i fedeli devono dire nei diversi ambiti. Come pastori, uniti al nostro popolo, ci fa bene domandarci come stiamo stimolando e promuovendo la carità e la fraternità, il desiderio del bene, della verità e della giustizia. Come facciamo a far sì che la corruzione non si annidi nei nostri cuori.

Molte volte siamo caduti nella tentazione di pensare che il laico impegnato sia colui che lavora nelle opere della Chiesa e/o nelle cose della parrocchia o della diocesi, e abbiamo riflettuto poco su come accompagnare un battezzato nella sua vita pubblica e quotidiana; su come, nella sua attività quotidiana, con le responsabilità che ha, s’impegna come cristiano nella vita pubblica. Senza rendercene conto, abbiamo generato una élite laicale credendo che sono laici impegnati solo quelli che lavorano in cose “dei preti”