Il pane che ci unisce EXPO e MISSIONE: cibo per tutti nutrire il pianeta

SANTE MESSE SETTIMANALI (dal 02 al 09 agosto 2015)
1 Agosto 2015
LA PAROLA DELLA SETTIMANA + Dal Vangelo secondo Giovanni ( Gv.6,41-51)
10 Agosto 2015

Il pane che ci unisce EXPO e MISSIONE: cibo per tutti nutrire il pianeta

Il pane che ci unisce

Nello spezzare il pane insieme noi affermiamo la nostra condizione spezzata, anziché negare la sua realtà. Diventiamo più consapevoli che mai di essere presi, messi a parte come testimoni di Dio; di essere benedetti dalle parole e dagli atti della grazia; di essere spezzati, non per vendetta o per crudeltà, ma al fine di diventare un pane che può essere dato come cibo agli altri. Quando due, tre, dieci, cento o mille persone mangiano unite alla vita spezzata e versata di Cristo, esse scoprono che la loro stessa vita è parte di quell’unica vita e si riconoscono così a vicenda come fratelli e sorelle.

Vi sono pochi luoghi rimasti al mondo dove la nostra comune umanità può essere elevata e celebrata, ma ogni volta che ci riuniamo attorno ai semplici segni del pane e del vino noi abbattiamo molti muri e cogliamo un barlume delle intenzioni di Dio per la famiglia umana. E ogni volta che questo accade, siamo chiamati a preoccuparci maggiormente non soltanto del benessere dell’altro, ma anche del benessere di tutti nel mondo. Lo spezzare il pane dunque… ci mette in contatto con coloro il cui corpo e la cui mente è stata spezzata dall’oppressione e dalla tortura e la cui vita viene distrutta nelle prigioni di questo mondo. Ci mette in contatto con gli uomini, le donne e i bambini la cui bellezza fisica, mentale e spirituale rimane invisibile a causa della mancanza di cibo e di riparo…

Queste relazioni ci rendono davvero «uniti nel pane» e ci sfidano a operare con tutte le nostre energie per il pane quotidiano di tutti. In questo modo il nostro pregare insieme diventa un appello all’azione.

(Henri J.M. NOUWEN)

EXPO e MISSIONE: cibo per tutti

nutrire il pianeta

(Intervista a Padre Kizito Sesana)

«Fra alimentazione e giustizia c’è un legame che non si può ignorare».  In occasione dell’Expo dedicato alla nutrizione padre Renato Kizito Sesana, che in Africa si confronta tutti i giorni con la fame, mette in guardia: «Il cibo è fondamento della vita umana e deve essere trattato con rispetto. Ricordiamoci che è un dono da condividere»

Quando i bambini di strada arrivano per la prima volta nei nostri centri, dopo ogni pasto tendono a prendere un po’ di cibo e a nasconderlo, magari sotto il letto, per il giorno dopo. Ci vuole del tempo prima che si convincano che avranno pasti regolari tutti i giorni». Padre Renato Kizito Sesana, missionario comboniano, la incontra quasi quotidianamente la fame, anche in una città moderna e sviluppata come Nairobi, dove tuttavia milioni di persone faticano a mangiare almeno una volta al giorno. E spesso i bambini di strada, a cui si dedica da oltre 25 anni, vivono nella precarietà e nell’incertezza più assoluta. Anche di poter mettere qualcosa sotto i denti. Per questo, spesso si stordiscono – la testa e lo stomaco – sniffando colla o kerosene.

Il tema dell’Expo è “Nutrire il pianeta” . Cosa pensa da questo punto di vista?

«L’ingiustizia più grave del nostro mondo è che ci siano più di 800 milioni di persone, soprattutto donne e bambini, che sono permanentemente e gravemente sottonutriti. Tutti i dati ci dicono che il cibo che si produce nel mondo è già sufficiente per tutti. Perché non è distribuito giustamente? Sappiamo che ci sono tante distorsioni, ma c’è anche un tema fondamentale che non viene affrontato con chiarezza neppure nella Carta di Milano, ed è la responsabilità del mondo della finanza. I prodotti agricoli sono quotati in Borsa ed è possibile scommettere sul loro prezzo, c’è il fenomeno dell’accaparramento delle terre che toglie spazio all’agricoltura tradizionale. Fra cibo e giustizia c’è un legame che non si può ignorare».

Che cosa potrebbero fare di più o di meglio le Chiese?

«Le Chiese, le religioni, hanno un ruolo fondamentale sul lungo periodo, sull’educazione. Forse la prima cosa da promuovere sarebbe l’attenzione e il rispetto per il cibo, da quando lo si coltiva fino al consumo. Il cibo è fondamento della vita umana e deve essere trattato con rispetto, sempre. I miei ex-ragazzi di strada, quando sono a tavola tutti insieme, dopo la preghiera di ringraziamento, si siedono e mangiano lentamente, in silenzio, condividendo la gioia del cibo solo con lo sguardo. C’è un atteggiamento quasi di religioso rispetto di fronte al cibo. Poi dobbiamo insegnare che il cibo è un dono di vita da condividere. Il cibo è buono quando lo si mangia insieme agli altri, quando costruisce fraternità».

Lei ama anche cucinare. Il cibo per lei ha anche un valore culturale e sociale?

Cucinare è un atteggiamento del cuore ed è anche una metafora della vita. Dopotutto, la nostra vita cristiana non è forse un “lasciarci cucinare” da Gesù? Lui ci nutre, ma ci fa anche diventare cibo per gli altri. È lui che, come ha fatto con il pane e i pesci, ci prende, ci benedice, ci spezza (purtroppo anche questo è necessario!) e ci distribuisce. Se glielo permettiamo, ci trasforma in buon cibo per gli altri, condivisione, Eucaristia. Ecco, forse possiamo vedere il tema di questo Expo come una chiamata a partecipare alla grande condivisione, la grande Eucaristia universale».

AVVISI: LIBRI PROPOSTI

C’è una bella serie di libretti/opuscoli su vari temi referenti al cibo tema dell’EXPO’; riflessioni e considerazioni pratiche, filosofiche e anche biblico- teologico.

Scegliete un libretto come lettura durante le vacanze.