dal 27 Marzo al 5 Aprile 2021

31 Marzo 2021

28 Marzo 2021

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Dal vangelo secondo Giovanni

(Mc 11,1-10)

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».

Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.

Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:

«Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!».

 

Commento

Con il ricordo dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme inizia la Settimana Santa che ha il suo cuore nel Triduo Pasquale. Entrare nella città santa per il Nazareno significa raccogliere il frutto della sua missione, che ha avuto momenti di successo con molta gente, soprattutto per i suoi miracoli. La sua attività, però, ha anche fatto crescere l’astio nei suoi confronti da parte di chi si sentiva messo in discussione dalla sua autorevolezza nell’interpretare la legge come un dono da Dio a favore di tutti gli uomini. Secondo l’evangelista Marco, fu soprattutto la sua pretesa di perdonare in nome di Dio che provocò lo scandalo più grande. A Gerusalemme Gesù trova una folla che lo osanna e i capi che lo vogliono eliminare. Immaginiamo l’animo di Gesù, sbattuto come un’onda sulla dura roccia del cuore degli uomini che fanno così tanta fatica convertirsi alla tenerezza di Dio. Egli tuttavia va avanti e chiede di poter entrare nella città a cavallo di un puledro sul quale nessuno era mai salito. Se si può leggere simbolicamente questa scelta di Gesù, il puledro rappresenta da una parte la fatica della croce sulla quale lui sta per salire e dall’altra la mitezza di chi non si ribella o non si stanca di fare fatica. Nessuno dei profeti era ancora salito su quella croce per dimostrare l’amore di Dio. Lui è il primo a mettersi a cavallo di una prova così grande. Lui sa, però, che solo vivendo nella mitezza e nell’attesa fiduciosa di Dio che potrà rendere credibile tutto il suo messaggio sulla paternità divina che si prende cura degli uomini. Che Gesù sia riuscito a rimanere mite e fiducioso anche in croce, ne da’ testimonianza il centurione romano che riconosce in Gesù il Figlio di Dio: Davvero quest’uomo è Figlio di Dio. Davanti al soldato ci sta un uomo morto per la violenza umana. Eppure in quella morte, così ripugnante, Gesù ha saputo portare la mitezza e la bontà piena di fiducia nell’intervento di Dio. Viviamo anche noi questi giorni di passione chiedendo di saper anche noi cavalcare con mitezza e umiltà le fatiche della nostra vita, perché possiamo essere riconosciuti figli di Dio.