Dal 28 aprile al 6 maggio 2018

1 Maggio 2018

29/04/2018

1 Maggio 2018

Dal 28 aprile al 6 maggio 2018

1 Maggio 2018

29/04/2018

1 Maggio 2018

Commento al Vangelo del 29 Aprile

Nel brano tutto ruota attorno ad una im­magine concreta e ad un verbo: la vite e dei tralci, il verbo «rimanere». Cristo vite, io tralcio: io e lui la stessa co­sa! Stessa pianta, stessa vita, unica radice, una sola linfa. Lui in me e io in lui come fi­glio nella madre, madre nel figlio. Dio è in me, non come un pa­drone, ma come linfa vitale. Dio è in me, come radice che invia energia verso tutti i rami. Dio è in me per prendersi cu­ra più a fondo di me. In Cristo il vignaiolo si è fatto vite, il se­minatore si è fatto seme, il va­saio si è fatto argilla, il Crea­tore si è fatto creatura. Non so­lo Dio con noi, ma Dio in noi. Se ci guardiamo attorno, co­nosciamo tutti delle persone che sembrano mettere gem­me, le vedi germogliare e fio­rire. E capisci che sono inserite in qualcosa di vivo! Rimanete in me. Una sola condizione; non condiziona­mento, ma base della mia e­sistenza: nutrirmi della linfa della mia vite. Non sono pa­role astratte, sono le parole che usa anche l’amore uma­no. Rimanere insieme, nono­stante tutte le distanze e i lun­ghi inverni, nonostante tutte le forze che ci trascinano via. Il primo passo è fare memo­ria che già sei in lui, che lui è già in te. Non devi inventare niente, non devi costruire qualcosa. Solo mantenere quello che già è dato, pren­derne coscienza: c’è una e­nergia che scorre in te, pro­viene da Dio, non viene mai meno, vi puoi sempre attin­gere, devi solo aprire strade, aprire canali a quella linfa. All’inizio della primavera sui tralci potati affiora una goc­cia di linfa’ che luccica sulla punta del ramo. Mio padre mi portava nella vigna dietro ca­sa e mi diceva: è la vite che va in amore! Quella goccia di lin­fa mi parla di me e di Dio, di­ce che c’è un amore che sale dalla radice del mondo e mi attraversa; una vita che viene da Dio e va in amore, in frutti d’amore. Dice a me, piccolo tralcio: «Ho bisogno di te per u­na vendemmia di sole e di miele». Ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frut­to. Il dono della potatura… Po­tare non significa amputare, significa dare vita, qualsiasi contadino lo sa. Rinunciare al superfluo equivale a fiorire. Perché gloria di Dio non è la sofferenza ma il molto frutto. È come se Gesù dicesse: non ho bisogno di sacrifici ma di grappoli buoni; non di peni­tenze, ma che tu fiorisca. Nes­suna vite sofferente porta buon frutto. Prima di tutto de­vo essere sano e gioioso io. Così Dio mi vuole. Il nome nuovo della morale e­vangelica è «frutto buono», con dentro il sapore di Dio. Che ha il gusto di tre cose sul­la terra: amore coraggio e li­bertà. Non c’è amore senza li­bertà, libertà non c’è senza coraggio. E amore libertà e co­raggio sono la linfa e i frutti di Dio in noi.