OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO per il Mercoledì delle Ceneri

24 Febbraio 2018

04 Marzo 2018

3 Marzo 2018

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO per il Mercoledì delle Ceneri

24 Febbraio 2018

04 Marzo 2018

3 Marzo 2018

Seconda domenica di Quaresima

Crescere nell’amore, attraverso la luce del cambiamento che verrà.

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 9,2-10 Questi è il Figlio mio, l’amato.

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

 

Commento di don Stefano Vuaran

La trasfigurazione avviene in un punto di svolta nel ministero di Gesù. Poco tempo prima erano

avvenute le due moltiplicazioni dei pani e dei pesci, il momento di massimo successo umano di Cristo, al termine delle quali il popolo lo vuole fare re. Ma Gesù delude le folle, presentandosi non come messia politico, ma religioso e spirituale, che richiede la conversione totale del cuore al Padre mettendo al centro lui, Gesù, come mediatore insostituibile. Tutti lo abbandonano, ad eccezione dei dodici apostoli.

La trasfigurazione ha lo scopo di cementare la fede dei discepoli in questa fase difficile. Tuttavia essi non capiscono, e per di più Gesù li costringe al silenzio. Perché questo silenzio? Lo dice Gesù: perché possono capire solo dopo la risurrezione di Gesù stesso dai morti. Con gli occhi illuminati dalla fede in Cristo glorificato si può riconoscere l’identità profonda del Cristo trasfigurato. Nella quotidianità della vita comune di Gesù con i discepoli, si inserisce prepotentemente l’elemento divino: Gesù non è solo un rabbì che sta loro insegnando cose sagge e profonde, ma è il Figlio stesso di Dio, verso cui la storia della salvezza converge e che domanda una relazione piena con lui. I tre apostoli, anche se ancora non capiscono del tutto, sono dunque invitati a guardare a quell’uomo che sta in mezzo a loro con un occhio diverso, per essere pronti a tutto per lui.

La perenne sfida del discepolo di ogni tempo è saper riconoscere il volto di Gesù mentre si è in cammino in questo mondo, soprattutto nelle difficoltà. Sarebbe bello, come dice Pietro, vederlo già glorioso, ma non è la nostra condizione ordinaria qui: possono accadere momenti forti di esperienza di Dio nella nostra vita di fede, ma poi siamo chiamati a continuare la nostra vita quotidiana. Il rischio dell’esaltazione e della successiva delusione, come per le folle, è sempre in agguato. Solo nella luce della Pasqua, a cui ci stiamo preparando con la Quaresima, possiamo trovare il calore e la spinta della nostra esistenza, spesso grigia e ripetitiva. Lo Spirito continua a guidare i nostri passi perché noi possiamo realizzare la nostra chiamata universale alla santità non nonostante la quotidianità, ma attraverso la quotidianità: rafforzàti nella fede nel Figlio di Dio, possiamo essere in grado di affrontare un mondo difficile, a volte ostile. Ma per fare questo, siamo chiamati ad approfittare delle occasioni che il Signore ci dà per mantenere il nostro rapporto con lui: Gesù è il centro della storia, è il Figlio nel quale Dio Padre ha posto tutto il suo progetto di amore e di salvezza.