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Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 9,1-41 (forma breve 9,1.6-9.13-17.34-38)

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: Va’ a Sìloe e làvati!. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane».

Commento alla Liturgia della Parola

La liturgia della Parola di oggi ci invita a custodire due domande durante l’ascolto: chi siamo noi? Chi può vedere così in profondità da mostrarci la strada? Se ci riconosciamo figli della luce e testimoni, allora…Svegliamoci! Dovremo difendere la nostra identità e dignità di figli!

Noi siamo fatti per la luce, per questo non siamo mai contenti dei trucchi che spesso ci offrono per essere felici: apparenza, ricchezze, potere, primi posti… per ottenere le quali spesso tramiamo nell’ombra (2° lettura). Chi siamo noi ce lo dice continuamente il Signore Gesù, che non bada alle apparenze e che ci ama del tutto. È lui che ci stima sempre, anche quando non siamo persone allineate agli ideali del mondo (1° lettura).

Dobbiamo ricordare chi siamo, soprattutto dopo che il Signore ci ha aperto gli occhi, per non ritornare nelle tenebre di chi non sa chi è né quanto vale (vangelo).                      Don Federico Zanetti

 

Commento al Vangelo

La guarigione operata da Gesù su una persona cieca dalla nascita scatena il dialogo intenso tra i discepoli di Gesù e, a macchia d’olio, con i genitori del cieco guarito, con il cieco stesso e infine con i farisei. Il gesto di Gesù è ovviamente buono, perché quando si guarisce una persona si fa sempre del bene. Tuttavia il segno com­piuto da Gesù scatena delle reazioni contrariate e opposte, perché quest’uomo non era stato guarito da una malattia nella quale era incappato, ma è stato malato da sempre. Vi era convinzione che ogni forma di disabilità fosse frutto di un peccato. Se alla persona non poteva essere imputato alcun peccato personale, allora doveva essere colpa dei suoi genitori. Già il profeta Ezechiele, secoli prima di Gesù, aveva invece affermato che ogni persona è chiamata a rispondere delle proprie mancanze (cfr. Ez 18) e che, quindi, nessuno doveva pagare per qualcun altro. Sembra, però, che tale indicazione profetica dovesse ancora essere capita fino in fondo. Gesù, infatti, viene interrogato su questo punto dai discepoli e risponde loro che la malattia non è causata dal peccato. Il peccato dell’uomo non è legato alle malattie o alle disgrazie che capitano, come spesso si usa dire. Certo, oggi, dopo aver inquinato la terra, ci accorgiamo che le malattie nascono dai peccati degli uomini, perché usano in modo irresponsabile le conoscenze scientifiche e, per guadagno, non si fanno scrupoli a mettere a rischio la salute di popoli interi. Ai tempi di Gesù, però, non c’era l’inquinamento dei nostri giorni e le malattie erano ben presenti comunque. Gesù passa e guarisce.

Soprattutto Gesù invita a superare il pregiudizio che peccato e malattia siano legati. Anzi il problema è di chi si ritiene sano: egli è più a rischio di chi è malato. Infatti Gesù dice che la cecità dalla nascita di questo uomo che mendicava lungo la strada è un’occasione per manifestare le opere di Dio. Cioè per far vedere che Dio opera lì dove sembra non esserci nulla da fare. Il dialogo poi prosegue con i Giudei proprio sul tema della cecità. Infatti essi non vogliono che Gesù operi guarigioni perché preferiscono pensare al loro solito modo senza aprirsi alla novità portata da Gesù. Cos’è che non vedono i Giudei? Che Dio è presente in Gesù perché egli ha la forza di guarire e perdonare. Non c’è malattia, come non c’è peccato che Dio non possa perdonare.

Poiché essi, però, non accettano che un uomo come Gesù possa perdonare i peccati non accettano nemmeno che egli possa guarire una malattia presente dalla nascita. Si rifiutano di pensare che Dio possa correggere e sanare ciò che è storto fin da principio. Si intestardiscono sulla loro visione delle cose, dimostrando di essere senza fede in Dio che può intervenire sempre a favore dell’uomo. Dio interviene quando è presente Gesù che è la luce che illumina ogni uomo. Nel tempo della Quaresima siamo invitati a fare penitenza, cioè a pentirci delle nostre presunzioni e delle nostre durezze di cuore, affinché possiamo aprirci alla luce che viene da Gesù che sa guarire e sa perdonare, perché in lui c’è Dio che opera cose mirabili. Chi sa di essere cieco chiede guarigione, ma chi crede di vedere forse non vede l’essenziale, cioè Dio presente in Gesù. Invochiamo dunque Gesù, luce del mondo, affinché passi, guarisca, risani e perdoni.      Don Maurizio Girolami