11 Marzo 2018
11 marzo 2018
dal 10 al 18 marzo 2018
11 marzo 2018

Terza domenica di Quaresima

            3. Crescere nell’amore, nella passione per il tempio della famiglia che richiede tempo.

Gv 2,13-25 Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere

+ Dal Vangelo secondo Giovanni Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

 

Commento di don Stefano Vuaran

Il tema di questa terza tappa di Quaresima è il tempio: Gesù caccia i mercanti per purificarlo, ma nello stesso tempo annuncia un tempio diverso: “il tempio del suo corpo” (v.21).

La citazione del Salmo 69 (68),10 ci fa capire la prospettiva dell’azione di Gesù: al tempio egli è interessato perché è la casa di Dio, il luogo della Sua presenza, luogo quindi dell’incontro e della relazione con Lui, come nella tradizionale religiosità ebraica.

Ma il tempio di pietra non è sufficiente per Gesù: c’è un altro tempio in cui la relazione con Dio può avvenire, in maniera ancora più profonda. Questo tempio è Gesù stesso: in lui, Figlio di quel Dio che abita il tempio di pietra, l’uomo può davvero incontrare Dio in maniera viva e autentica. In Gesù abbiamo l’accesso al vero volto del Padre, ad una comunione con Lui reale e piena, al di là delle immagini di Dio che ci potremmo costruire da soli e che ci porterebbero ad un’inesorabile idolatria.

Lo stesso Vangelo di Giovanni ci invita, poi, a compiere un passo ulteriore: la presenza di Dio è nello stesso credente, nel quale abitano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo (Gv 14,22-26). Paolo dice esplicitamente che ciascuno di noi è tempio (1Cor 3,16-17; 6,19-20; 2Cor 6,16). Ma santuario dove abita Dio è anche la comunità, costituita dalle pietre vive che sono i cristiani (Ef 2,21-22; 1Pt 2,4-5), sicché la comunità dei credenti diventa la vera casa di Dio (1Tm 3,15; 1Pt 4,17).

Tutto questo interpella la responsabilità dell’uomo che accoglie la parola del Signore. Se nell’Antico Testamento la presenza di Dio poteva essere data per scontata finché il tempio di pietre era in piedi, con Gesù emerge la necessità di una visione di fede diversa: se Dio abita in me, devo creare le condizioni perché la sua presenza possa essere conservata; se Dio abita nella comunità dei credenti, dobbiamo insieme impegnarci perché l’amore che circola fra le persone della Trinità sia reso operante e sperimentabile attraverso le relazioni che viviamo tra di noi.

Impegno significa assumere degli atteggiamenti forse difficili in modo particolare per noi, che viviamo nella società dell’immediato e dell’im­ma­gine: sguardo teso verso tempi lunghi, buon uso del tempo, sapienza per cogliere le occasioni di crescita nella vicinanza con il Signore, pazienza con se stessi e con gli altri per poter scorgere la presenza di Dio anche quando è difficile. L’immagine del “costruire” usata da Gesù (e poi dalle lettere di Paolo e di Pietro) rinvia alla nostra mente l’idea di un’attività che si prolunga nel tempo e che richiede fatica. Però è certamente una fatica per qualcosa che vale. E inoltre in questo sforzo quotidiano di far abitare Dio in noi non siamo soli, ma la sua grazia ispira, sostiene e porta a buon esito il nostro impegno; la Trinità per prima vuole venire ad abitare in mezzo a noi.