Attività per Domenica 19
11 marzo 2017
12/03/2017
11 marzo 2017

IL SIGNORE, DIO TUO, ADORERAI

È necessario imparare ad adorare

“Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto” (Mt 4,10).

Oggi più che mai si rende necessario “adorare in spirito e verità” (Gv 4,24). È un compito indispensabile del catechista che voglia mettere le sue radici in Dio, che non voglia smarrirsi in mezzo a tanta agitazione.

Oggi più che mai è necessario adorare per rendere possibile la prossimità che questi tempi di crisi esigono. Solo nella contemplazione del mistero d’amore che vince le distanze e si fa vicinanza, troveremo la forza per non cadere nella tentazione di passare oltre, senza fermarsi nella via.

Oggi più che mai si deve insegnare l’adorazione ai nostri catecumeni, affinché la nostra catechesi sia veramente Iniziazione e non soltanto insegnamento.

Oggi più che mai è necessario adorare per non essere schiacciati da parole che a volte nascondono il mistero, ma è necessario anche regalarci il silenzio pieno di ammirazione che tace davanti alla Parola che si fa presenza e vicinanza.

Oggi più che mai è necessario adorare

 

 

Adorare è…

Perché adorare è prostrarsi, riconoscere con umiltà la grandezza infinita di Dio. Solo la vera umiltà è in grado di riconoscere la vera grandezza e riconoscere anche ciò che è piccolo quando pretende presentarsi come grande. Forse una delle maggiori perversioni del nostro tempo è il fatto che ci venga proposto di adorare ciò che è umano, lasciando da parte il divino. “Non avrai altri dei di fronte a me” è la grande sfida davanti a tante proposte nichiliste e vuote. Non adorare gli idoli contemporanei ‒ con i loro canti di sirena ‒ è la grande sfida del nostro presente, non adorare ciò che non è degno di adorazione è il grande segno dei nostri tempi. Idoli che causano morte non meritano adorazione alcuna, solo il Dio della vita merita “adorazione e gloria” (cf. DP 491).

Adorare è guardare con fiducia a colui che appare degno di fiducia perché è datore di vita, strumento di pace, generatore di incontro e solidarietà.

Adorare è restare in piedi di fronte a tutto ciò che non è degno di adorazione, perché l’adorazione ci fa liberi e ci rende persone piene di vita.

Adorare non è svuotarsi, bensì riempirsi, riconoscere ed entrare in comunione con l’amore. Nessuno adora colui che non ama, nessuno adora chi non considera come il suo amore. Siamo amati! Siamo voluti bene! “Dio è amore.” Questa è la certezza che ci porta a adorare con tutto il nostro cuore colui che “ci ha amati per primo” (1Gv 4,19).

Adorare è scoprire la sua tenerezza, è trovare riposo e consolazione nella sua presenza, è poter sperimentare ciò che afferma il salmo 23 (22): “Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me… bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita”.

Adorare vuol dire essere testimoni gioiosi della sua vittoria, è non lasciarci vincere dalla grande tribolazione e gustare in anticipo la festa dell’incontro con l’Agnello, l’unico degno di adorazione, che asciugherà ogni nostra lacrima e nel quale celebriamo il trionfo della vita e dell’amore sulla morte e sull’abbandono (cf. Ap 21-22).

Adorare è dire “Dio”, è dire “vita”.

Trovarci faccia a faccia nel nostro quotidiano con il Dio della vita vuol dire adorarlo con la vita e la testimonianza. È sapere che abbiamo un Dio fedele che è rimasto con noi e ha fiducia in noi.

Adorare è dire AMEN!