Commento al Vangelo del 15/07/2018
21 luglio 2018
dal 14 al 29 luglio 2018
21 luglio 2018

Commento al Vangelo del 22/07/2018

Commento di padre Ermes Ronchi  C’era tanta gente che non avevano neanche il tempo di mangiare. Gesù mostra u­na tenerezza come di madre nei confronti dei suoi disce­poli: Andiamo via, e riposa­tevi un po’. Lo sguardo di Ge­sù va a cogliere la stanchez­za, gli smarrimenti, la fatica dei suoi. Per lui prima di tut­to viene la persona; non i risultati ottenuti ma l’armo­nia, la salute profonda del cuore. E quando, sceso dalla barca vede la grande folla il suo primo sguardo si posa, come sempre nel Vangelo, sulla povertà degli uomini e non sulle loro azioni o sul lo­ro peccato. Più di ciò che fai a lui interessa ciò che sei: non chiede ai dodici di an­dare a pregare, di preparare nuove missioni, solo di pren­dersi un po’ di tempo tutto per loro, del tempo per vive­re. È un gesto d’amore, di u­no che vuole loro bene e li vuole felici. Scrive sant’Ambrogio: «Si vis omnia bene facere, aliquando ne feceris: se vuoi fare bene tutte le tue co­se, ogni tanto smetti di far­le», cioè riposati. Un sano at­to di umiltà, nella consape­volezza che non siamo noi a salvare il mondo, che le no­stre vite sono delicate e fra­gili, le energie limitate. Gesù insegna una duplice strategia: fare le cose come se tutto dipendesse da noi, con impegno e dedizione; e poi farle come se tutto di­pendesse da Dio, con legge­rezza e fiducia. Fare tutto ciò che sta in te, e poi lasciar fa­re tutto a Dio. Un particolare: venite in di­sparte, con me. Stare con Ge­sù, per imparare da lui il cuo­re di Dio. Ritornare poi nel­la folla, portando con sé un santuario di bellezza che so­lo Dio può accendere. Ma qualcosa cambia i program­mi: sceso dalla barca vide u­na grande folla ed ebbe compassione di loro. E ciò che offre al­la gente è per prima cosa la compassione, il provare do­lore per il dolore dell’altro; il moto del cuore che muove la mano a fare. Stai con Gesù, lo guardi agi­re, e lui ti offre il primo inse­gnamento: «come guarda­re», prima ancora di come parlare; uno sguardo che ab­bia commozione e tenerez­za, le parole e i gesti segui­ranno. Quando impari il sentimento divino della compassione, il mondo si in­nesta nella tua anima. Se an­cora c’è chi si commuove per l’ultimo uomo, questo uomo avrà un futuro.